La ‘’meglio gioventù’’ condannata alla panchina.

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Leonardo Samarelli

Il calcio e la vita, spesso, hanno tanto in comune. Sono due strade che si incrociano di continuo, si influenzano reciprocamente. In questo caso, prima proposta della rubrica Under 30, mi voglio soffermare su un problema eclatante di questo paese: proprio noi, i giovani.

In Italia, i dati dell’ISTAT sulla disoccupazione giovanile sono deprimenti.
Il 40% dei ragazzi compresi tra i 15-24 anni non ha un impiego. Un tasso di disoccupazione giovanile, tra i più elevati in Europa. Siamo quarti nell’intero continente. Ai primi tre posti, ci sono: Grecia(51,8%), Spagna(48,6%) e Croazia(43,1%).

In campo come nella vita
Ragazzi plurilaureati, costretti a fare lavori non qualificati per il loro livello d’istruzione. Oppure, nella migliore delle ipotesi, un contratto a tempo determinato, con stipendi miseri.
Giovani con grandi capacità che non vengono valorizzati, proprio come nel mondo del calcio.

Il capitale umano
Il problema principale, è la scarsa propensione all’investimento nel capitale umano. Proprietari di aziende, presidenti di squadre di calcio, sono interessati soltanto ad una cosa: il risultato, e lo vogliono subito. Non gli frega nulla del processo di crescita che potrebbe avere un ragazzo, del potenziale che potrebbe esprimere se ‘’cresciuto’’ a dovere. No, per questo paese il successo e i soldi sono sempre la prima cosa. Quindi meglio avere una classe parlamentare vecchia, o un 55/65enne in fabbrica comunque sottopagato, che non può andare in pensione, perché i requisiti per accedervi (le finestre d’uscita) cambiano continuamente.

Immaturi a vita
Oppure un allenatore, un giocatore, ormai avanti con l’età, sono sempre preferiti ad un giovane esordiente, perché il ragazzo è immaturo, non è pronto, non è affidabile (non garantisce il risultato).
I dati sui settori giovanili in Italia rispecchiano quanto detto secondo uno studio del CIES (Centre International d’etude dù sport), noto centro di studi sportivi con sede in Svizzera a Neuchatel, che ha analizzato l’efficienza dei vivai delle più importanti squadre di calcio europee, tenendo conto dei settori giovanili di 31 campionati di calcio europei.

Italia in fondo
Ovviamente, nei primi 20 posti, non c’è neanche una squadra italiana. La Lega Calcio, i vari presidenti, si lamentano dei pochi fondi a disposizione e della pochezza dei talenti in Italia, ma sono solo scuse.
Si, perché nel frattempo, continuano a spendere milioni di euro per talenti stranieri, oppure per il classico nome di spicco, ormai avanti con l’età, che viene comunque reputato più adatto di un 20enne italiano.

Foreign players
Nel campionato di calcio in corso, nonostante le nuove regole sulle rose, si è registrato il più alto numero di calciatori stranieri impiegati, quasi il 60%. Squadre di un certo calibro come Inter, Fiorentina, Lazio e Roma, nell ‘11 titolare, hanno almeno 9-10 giocatori non italiani.

Fuga di cervelli
Dati preoccupanti che mettono in luce l’abitudine italiana di andare a trovare una soluzione fuori dai propri confini, quando invece il problema potrebbe essere risolto guardando meglio nei nostri confini.
Ci sono milioni di giovani che aspettano un’opportunità, e non sono mediocri, considerando che, tra i volti che hanno fatto successo in campo scientifico e tecnologico in tutto il mondo, spiccano numerosi italiani.
La cosiddetta ‘’fuga di cervelli’’ prosegue inesorabile il suo percorso.

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