Polo magnetico.

Redazione

Oggi giornata ghiacciata a Roma, chissà a Torino o a Genova e Milano. Giornata di vento freddo, la primavera è di là da venire. Volano carte e fogli di giornale davanti all’edicola e anche nel web il vento si fa sentire. È la classica giornata nella quale ci si sente un po’ fusi. Fusione appunto e pensiamo a quella tra Repubblica, La Stampa e il Secolo XIX col Corriere della Sera che sta a guardare.

grafico pubblicato dal Tirreno

grafico pubblicato dal Tirreno

 

Non è questo il luogo per discutere la filosofia dell’operazione. Nelle comunicazioni delle aziende i numeri sono impressionanti anche per i loro sviluppi futuri. Neppure vogliamo approfondire l’uscita di Fca dal Corriere della Sera che pure porterà sviluppi sul mercato editoriale e che non lascia un buon ricordo per lo meno tra quelli che a Rcs lavorano.

Su come si arriva a questa fusione (da stabilire se a caldo o a freddo) bisognerebbe fare la storia dei giornali e dell’editoria in Italia ma è uno di quei casi dove le cifre cantano e una analisi decennale la trovate qui.

Don Chisciotte contro i mulini del web.

La crisi della carta si avvita assieme alla crisi economica a partire dal 2008-2009. Semplicemente calano le copie in centinaia di migliaia e le edizioni online, nate a inizio secolo, cannibalizzano la carta e non compensano il calo della pubblicità. Nel frattempo gli editori in perdita operano tagli consistenti nelle redazioni chiedendo al Ministero del Lavoro gli stati di crisi e facendo ricorso ai prepensionamenti e ai contratti di solidarietà. I tre principali quotidiani cambiano direttore tra aprile 2015 e gennaio 2016. Intanto i dati sulle vendite dei giornali di fine anno dicono questo.

I primi, decisivi, mesi dell’anno.

A gennaio 2016 il direttore della Stampa (candidato nel 2015 alla direzione del Corriere) entra nella grande stanza che domina il traffico di via Cristoforo Colombo, sullo sfondo Porta Ardeatina e il verde del Parco dell’Appia antica. È il nuovo direttore di Repubblica e dopo meno di due mesi viene annunciata la fusione tra Gruppo Espresso e Itedi (Stampa e Secolo XIX).

Contestualmente Fca dichiara che verrà meno la sua partecipazione azionaria nel Corriere della Sera. Tutto già scritto, un copione preparato da tempo? Le aziende dicono quel che tutti si aspettano e vorrebbero sentire: “Sarà garantita l’indipendenza delle testate”. Si forma un gigante con 19 quotidiani (ci sono anche quelli locali, del Gruppo Espresso) 3 radio, 1 settimanale, 5 mensili, 1 bimestrale e 1200 giornalisti. I francesi Liberation e le Monde affermano che si sono unite la terza e la quarta testata italiana.

Piccolo slide

Ricordiamo un interessante intervento dello scrittore Francesco Piccolo da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” il 20-2-2016. Piccolo ricorda (e porta le slide) gli articoli dedicati da Corriere e Repubblica nei giorni delle diffusioni dei dati Ads (Accertamento diffusione stampa). “Se leggi Repubblica sono primi, se leggi il Corriere pure, come è possibile? Qualcuno me lo spieghi”. Qui una sintesi dell’intervento su Raitre. (Sempre che la Rai non sposti la pagina).

Qualche problema.

Il pluralismo dell’informazione riceve una menomazione dalla fusione o no? Se ne parla qui. E le opinioni sono controverse. Si è detto che nei comunicati di Itedi e Gruppo Espresso si fa chiaro riferimento alla indipendenza delle testate. Ma potrebbe esserci qualche problema.

C’è chi dice (Andrea Biondi sul il Sole 24ore) che il polo dovrà superare l’esame di Antitrust e Agcom che dovranno verificare se la nuova realtà editoriale supera o meno la soglia del 20% delle tirature complessive che è il limite massimo.

LOGO-fusione Repubblica La Stampa

Inoltre la Repubblica ha un’edizione locale a Genova dove ha casa il Secolo XIX e ha una redazione locale anche a Torino dove risiede La Stampa. Nel polo inoltre conviveranno numerosi editorialisti e si sommeranno i settori che compongono un giornale. Dalla Politica allo Sport, dagli Spettacoli alla Cronaca e via dicendo. Per non parlare di tre direttori e delle sedi estere da Parigi a New York. Sicuramente si verificheranno sinergie e risparmi. Dove e come si vedrà. Intanto Il sindaco di Genova Marco Doria e la Fnsi hanno chiesto delucidazioni e garanzie sui posti di lavoro.

Di tutto questo sui giornali in generale si è parlato poco e magari ai lettori non interessa.  Solo le reazioni della borsa nel mondo, dell’informazione tradizionale e qualche accenno in tv. Qui il Wall street Journal. In rete si sa che a voler cercare si trova qualcosa di più.

Narrazione o storytelling?

Infine la narrazione, storytelling se siete anglofili o forse storytelling management  della nascita del nuovo polo editoriale è stata all’altezza degli attori coinvolti. Una dimostrazione per deduzione che tutto ciò che è accaduto doveva accadere e anzi, a leggere, ci si stupisce come sia potuto verificarsi solo adesso. Un intreccio tra anime e direttori e anche tra famiglie. Carlo Caracciolo editore, fondatore con Eugenio Scalfari (genero del fondatore de La Stampa Giulio De Benedetti) di Espresso e la Repubblica era il prozio di John Elkann. Mondi contigui e diversi che hanno avuto sempre affinità elettive e differenze compatibili, radici comuni. Un’anima europea e piemontese, mai contro ma sempre fuori e poi l’anima romana e nazionale, citando Ezio Mauro direttore per 20 anni, dopo Scalfari, a Repubblica.

John Elkann nella redazione della stampa spiega la fusione

John Elkann nella redazione della Stampa

La regia della narrazione è stata orientata alla rassicurazione dei lettori ma anche dei giornalisti e dipendenti del nuovo polo. È certamente tutto vero quello che i vertici dei due gruppi hanno affermato (Elkann è andato persino a dirlo in redazione a Torino). Forse troppo organizzato però, troppo tranquillo invece non c’è nulla di male a farci sopra qualche pensiero.

Giornali come le Birre.

La memoria (recente) ci impone il ricordo di un originale affermazione di Riccardo Ruggeri manager, imprenditore, scrittore e giornalista: “I giornali faranno la fine delle birre”.

Sostiene Ruggeri che la birra che si trova nelle varie marche di bottiglie è sempre la stessa. Rimane l’etichetta per l’affezione e la nostalgia dei consumatori. Così secondo lui avverrà per i giornali e come nell’omologazione delle birre per reazione avverrà una proliferazione di prodotti artigianali. Buone, ottime birre artigianali, buoni, ottimi giornali artigianali. Ed ecco come Ruggeri commenta la notizia della fusione.

Fa venire in mente il buono che si trova nel web e che gli editori non sono ancora riusciti a mettere a frutto. Una strada che anche i giganti dovrebbero percorrere con i nuovi media andando a ritroso per trovare il futuro. Che è sempre qualcosa di originale e si può persino immaginare e prevedere salvo poi non riconoscerlo quando diventa presente.

Interessanti infine le osservazioni di Eugenio Scalfari sulle vite parallele di Repubblica e Corriere senza tuttavia mai nominare il nuovo polo.

Qualche appunto di Francesco Damato al suo articolo di domenica scorsa lo trovate qui.

Da leggere anche l’elogio di Monica Mondardini di Paolo Panerai, ad designata del nuovo polo e attuale ad del Gruppo Espresso e di Cir.

Gli ultimi commenti li trovate qui e infine l’ultima affermazione del direttore di Repubblica.

Ultimi dati.

Chiudiamo con i dati Ads e il confronto vendite e l’aggregato vendite digitali + edicola dei quotidiani gennaio 2016 e gennaio 2015.Ancora una volta i numeri possono spiegare meglio di tante parole e sono del 7 marzo 2016.

Quel che è certo è che con la nascita del nuovo polo scomparirà, per lettori e giornalisti, il mondo al quale eravamo abituati.

Gli interpreti della fusione

Gli interpreti della fusione

 

 

 

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