I crostacei di Donna Olimpia

Hostaria Pamphili

Viale di Villa Pamphili, 35, 00152 Roma – telefono 06 5816474       @HPamphili       https://it-it.facebook.com/HostariaPamphili35/       http://hostariapamphili.com

Luigi Toiati

Entusiasmo e accoglienza

“A cavallo biastimato j’ariluce er pelo” soleva dire Donna Olimpia Maidalchini, in arte Pamphili, cognata e pare non solo quello del Papa Innocenzo X e amante di Bernini. Ossia, a cavallo bestemmiato splende il pelo, visto che di lei tanto bene non si parlava di certo, antesignana dei trafficoni –e delle trafficone –di oggigiorno della Città Eterna, Donna Olimpia detta la “Pimpaccia”. Del ristorante che ne porta l’illustre cognome, Hostaria Pamphili (al quale fraternamente suggerirei di eliminare l’’appellativo “Hostaria” perché, quello, a Roma, è veramente “biastimato”), male di certo non se ne può parlare” Tutt’altro! Situato tra il difficile connubio di piccoli e armonici “villini” del primo decennio del novecento con grandi e disarmonici palazzi della coda della seconda metà di esso, questo ristorante colpisce già da fuori per il suo aspetto sorridente. E così, entrando non solo si è accolti da un ambiente intimo e rilassato, ma da persone cordiali, due cugini educati e affabili che sanno mettere a proprio agio il viandante godurioso. Luce, pulizia, colori, bottiglie in vista, con etichette di meditata scelta. La tematica è quella del pesce, d’altronde l’occasione della visita era quella del compleanno della mia personale “metà del cielo”, nota adoratrice della cucina ittica, e perciò non avrebbe potuto esser altrimenti. Però il giovane patron Gabriele e il suo equipaggio hanno pensato anche a chi come me non ama il pesce né lo frequenta… se non obbligatovi dalle leggi della cortesia, maritale in primis! E quindi in lista ci sono piatti “laici” e ottime proposte di carni.

Non dovrete chiedere il secchiello del ghiaccio per il vino (voto 8)

Ci viene dunque servito come benvenuto un calice di bollicine accompagnato da una vellutata di cannellini con una foglia croccante di cavolo nero fritto. Scelgo una bottiglia di Ribolla Pujatti che viene servita con il suo secchiello con ghiaccio, senza che per fortuna vada implorato, come avviene 9 volte su 10 nei ristoranti. Il menù non viene sempre riportato su Internet perché cambia ad estro, e qui l’estro è una cosa seria.

Panciotti

carbonara di Mare

Carbonara di Mare (?) e Panciotti

La festeggiata inizia con un antipasto di crudo: vero e proprio trionfo di crostacei freschissimi, scelti con perizia e amore nel cuore della notte dall’infaticabile maestro di sala. Il titolo di “Plateau Imperial” ben si addirebbe a questo indescrivibile “antipasto di crudi”, che manda in solluchero molti degli avventori, alcuni dei quali ci dicono che son rimasti legati a questo ristorante proprio in grazia di esso. E ci credo, colpisce anche le mie ignoranti papille! Madame si concede un bel piatto di Panciotti (tipo ravioli) ripieni di capesante, coperti da una dadolata di pesce leggermente scottato.

Io invece mi oriento verso un tradizionale tagliolino alla Carbonara, declinando la Carbonara di Mare che considero un vezzo linguistico (ndr: 22.200.000 risultati in ricerca Google con carbonara) . Mentre invece il piatto che mi passa poi davanti agli occhi è davvero bello alla vista, ma io, si sa, con il pesce… Pronto ad incappare nella diatriba – che è il caso di definire “carbonara” – bacon o guanciale, accetto di buon grado, pur dissentendo, la proposta (non filologica) del guanciale, perché il piatto che mi viene servito è ben emulsionato, saporito e, il che non guasta, ricco. A seguire, gamberoni alla griglia per la dolce sposa e per me fritto di calamari, tentativo di mia conversione sulla strada di Damasco. Broccoletti ripassati con espediente gastro-alchemico che mi è stato spiegato, ma mi sfugge, e che comunque li ha ben apprestati, e patatine sottili tagliate in casa. Dimenticavo, le paste e lo squisito pane e pizza serviti/e sono tutti/e di produzione domestica, e meritano un complimento a parte. Anche perché essendo un panofilo sono rimasto contentissimo nello scoprire che il ricco e colmo cestino manteneva la promessa di un apprezzabilissimo contenuto.

Dolci, bollicine, grappa 

Siamo agli sgoccioli, anche del vino, che con meticolosità ci siamo scolati sino all’ultima goccia. Per concludere, un tortino con l’ormai classico cuore di cioccolata. Sgroppino offerto dalla casa con un’ottima grappa, per inciso di rilievo la selezione sia di grappe che di alcooli. Il ristorante promuove anche interessanti serate a tema: la mia bollicinista preferita si è fatta sfuggire una serata con degustazione verticale di Berlucchi, io una di cucina toscana, ma le abbiamo scoperte post-prandium, o meglio, coenam. Prezzo ragionevole, il giusto per siffatta baldoria, ingentilito dall’offerta finale alcoolica. Peraltro ho notato che molto generosamente Gabriele mi stava indirizzando verso un prodotto superiore, indice di vera generosità, ma che mi avrebbe imbarazzato accettare.

Atteso che la perfezione non è di questo mondo, siamo convinti che l’entusiasmo e la capacità di questi ragazzi porterà avanti questo pur giovane – un anno di vita – ristorante (ma non chiamatelo “Hostaria”, ve ne supplico!). Calore umano e perizia ne hanno da vendere. I crudi di pesce sono la loro leva d’Archimede, e meritano d’essere provati. Auguri, e a presto.

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