Inverno in palude.

Antonio Canu

Inverno in palude, il momento migliore per osservare i migratori

Sarà un fatto culturale o una predisposizione dell’animo, ma l’inverno appare come la stagione che più limita il nostro rapporto con gli ambienti naturali. Nulla di più sbagliato. E non solo perché i capricci del tempo- quello meteo – ci stanno abituando a stagioni ibride. Dove a dicembre già fioriscono piante di primavera o in autunno ci sono migratori che non hanno motivo di rimettersi in viaggio. Quando è freddo. Quando c’è la neve. Quando sferza il vento. Quando piove. La Natura c’è e per alcuni versi è anche più affascinante. Si manifesta con più forza.

Avocette

In queste settimane, gli uccelli che hanno lasciato il Nord, si stanno concentrando alle nostre latitudini. Seppure con meno intensità del passato, proprio per ragioni di temperatura. E’ un momento magico per osservare migliaia di uccelli acquatici per esempio. Anatre, svassi, gabbiani, aironi, cormorani, folaghe. Fenicotteri. Un via vai alato che rende vivi laghi, stagni, lagune. Le chiamano zone umide, perché sono legate all’acqua. Sono gli ecosistemi con la più alta biodiversità sulla Terra  e agiscono come spugne giganti in grado di assorbire l’acqua delle precipitazioni, stoccandola e restituendola nel tempo. Svolgono anche un ruolo cruciale nel depurare le acque in quanto assorbono sostanze chimiche, filtrano gli inquinanti e i sedimenti, abbattono le sospensioni e neutralizzano i batteri pericolosi. Sono fonte di cibo e di attività economiche, fondamentali, come la pesca e il turismo. E sono particolarmente indicate per l’educazione ambientale. Sono infatti ambienti che si prestano all’osservazione della vita selvatica , al racconto d’importanti fenomeni come quelli migratori, al rapporto tra conservazione e attività di sviluppo. Sono anche tra gli ambienti più minacciati del Pianeta. Si stima , infatti, che la superficie delle zone umide nel mondo sia diminuita del 71% a partire dal 1900. Un arretramento per molti versi drammatico. Tanto che dal 1971 è in vigore un’apposita Convenzione internazionale a loro tutela. Prende il nome di Ramsar, dalla città in Iran, dove è stata siglata. La quale prevede la designazione di zone umide di valore internazionale. Ad oggi sono 169 i Paesi che hanno aderito alla Convenzione per un totale di 2.250 siti, che consentono la protezione di circa 215.000 ha. In Italia oggi sono 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari. Inoltre sono stati emanati i Decreti Ministeriali per l’istituzione di ulteriori 13 aree e, al momento, è in corso la procedura per il riconoscimento internazionale: le zone Ramsar in Italia saranno dunque 65 e ricopriranno complessivamente un’area di 78.969 ettari.

World Wetlands Day

Ogni anno, il 2 febbraio si festeggia la Giornata Mondiale delle Zone Umide, World Wetlands Day. Dove questi ambienti e chi li abita sono protagonisti assoluti. Tanti gli appuntamenti in agenda in Italia. Noi abbiamo scelto la Maremma, terra di paludi.

Le zone umide costiere

Oasi WWF del Lago di Burano

In Maremma la storia delle zone umide è legata anche a grandi personaggi come Giacomo Puccini, che proprio nel lago di Burano veniva a praticare la caccia e comporre la sua straordinaria musica. Oggi per fortuna, grazie al lungo lavoro di sensibilizzazione del WWF e di altre associazioni, la maggior parte delle zone umide grossetane è preclusa alla caccia: luoghi come il Lago di Burano, prima oasi italiana nata nel 1968, come la laguna di Orbetello, salvata dal degrado e dalla speculazione, come la palude della Trappola, oggi all’interno del P.N. della Maremma, custodita con amore per anni dalla sua compianta proprietaria Giuliana Ponticelli, ed infine come la Diaccia Botrona, oggetto di anni di battaglie prima di poterla destinare definitivamente alla conservazione della natura.

Il “flamenco” dei fenicotteri rosa

Bianchi, rosa, verdi, marroni, grigi, sono migliaia gli uccelli che frequentano questi ambienti; oltre 330 specie nella sola Orbetello, unica zona umida grossetana dove in parte è ancora oggi consentita inspiegabilmente la caccia. Anche quest’anno sono state moltissime le persone giunte in Maremma, ad Orbetello, per vedere i fenicotteri rosa, per ammirare la loro eleganza, il loro “ballo” per alimentarsi, che sembra aver dato origine al flamenco, le loro liti, i loro rituali di saluto e corteggiamento e i loro voli, che colorano di rosa e fucsia il cielo. Mai come in questi ultimi anni le pagine Facebook sono state ricche di fotografie di fenicotteri.

*Antonio Canu, presidente WWF Oasi

 Gli Appuntamenti

Per festeggiare la giornata Ramsar le Oasi WWF della Maremma propongono i seguenti appuntamenti:

Scuole: 2 febbraio escursione gratuita sulle sponde della laguna di Orbetello e del Lago di Burano

Famiglie: sabato 3 febbraio ore 10 e ore 15,30 escursione nell’Oasi di Orbetello

Domenica ore 10 escursione guidata nelle Oasi di Burano e Orbetello

Durante le escursioni si parlerà anche di gestione delle zone umide, di pesca sostenibile, di sviluppo turistico e quant’altro.

Per i più golosi sarà possibile prenotare la cena di sabato 3 a base di prodotti della laguna presso il Casale Giannella, dove si continuerà l’approfondimento sulla pesca sostenibile e il riconoscimento del pesce fresco e di qualità.

Per informazioni rivolgersi a info@associazioneocchioinoasi.it

oppure chiamare i seguenti numeri: 0564/898829 – 3208223972

Link utili

World Wetlands Day

Ramsar.org

WWF Italia

WWF Oasi

Oasi WWF lago di Burano

Oasi WWF laguna di Orbetello

Riserva Naturale della Diaccia Botrona

Maremmagica per World Wetlands Day

Fabio Cianchi, direttore oasi WWF della Maremma

Associazione Occhio in Oasi

Regione Toscana

Ministero dell’Ambiente

Parco regionale della Maremma

Capalbio,  sindaco Luigi Bellumori

Orbetello,  sindaco Andrea Casamenti

Terre di Sacra

Si ringraziano Federico Gemma per l’illustrazione di copertina e Alessandro Troisi per la supervisione

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