Alici nel piatto delle meraviglie.

Anna Veneruso

“Le acciughe fanno il pallone/che sotto c’è l’alalunga /se non butti la rete/non te ne lascia una (Fabrizio De Andrè)”. [Ascoltate qui]

Meravigliose acciughe.

Se c’è un pesce che unisce l’Italia da nord a sud è l’acciuga, che proprio per questo ha molti nomi: che sia sardon, magnana, speronara, anchiò o masculinu, l’alice (come mi piace chiamarla) è presente in tutti i menù tradizionali delle regioni italiane. A cominciare da quelle che non sono bagnate dal mare, come il Piemonte, dove il commercio delle acciughe salate era un modo per vendere il sale senza pagare dazi troppo elevati e dove la bagna càuda, a base di aglio e acciughe, resta ancora oggi uno dei piatti più diffusi e rappresentativi. Per non parlare del garum, una salsa liquida a base di alici fermentate usata nell’antica Roma come condimento per primi piatti e pietanze. La tradizione è arrivata fino a noi con il nome di colatura ed ha in Campania, a Cetara, la sua patria più nobile. Leggi tutto →

La nebbia agli irti colli.

Anna Veneruso

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“C’è qualcosa di affascinante, di profondamente rustico e montano, nel vino cotto (Mario Soldati)”

La festa e l’estate di San Martino.

Novembre, con i suoi riti di passaggio, è il più simbolico dei mesi. Dalla vita alla morte, dalla bella stagione all’inverno, dalla luce al buio: è un richiamo continuo al ciclo della vita che in questi giorni si raccoglie in silenzio e attende la rinascita. E dove, se non in cucina, questa sensazione è più visibile e radicata? Tutto passa per la tavola: vengono in mente le numerose tradizioni legate ai giorni dei morti in cui la memoria e il rispetto prendono forma di pani, zuppe e biscotti. Cibo come conforto nel lutto e nel dolore, ma anche cibo di buon auspicio come quello che si prepara l’11 novembre per la festa di San Martino. Ricordate la poesia di Giosuè Carducci? Leggi tutto →

Sole caldo su, gelo rosso giù.

Anna Veneruso

L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava, non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno (Tomasi di Lampedusa – Il Gattopardo).

Cucina siciliana

Mi è capitato, durante l’estate, di parlare spesso di cucina siciliana: amici di rientro da un viaggio, persone che vivono altrove ma tornano alle proprie radici o che visitano l’isola per la prima volta e se ne innamorano. La curiosità e la mia passione per il cibo hanno fatto il resto. Ho ricevuto mille sollecitazioni, novità e rivisitazioni della tradizione e mi è venuta voglia di offrire un tributo a questo mondo gastronomico nel quale gli ingredienti della dieta mediterranea trovano la massima espressione. Leggi tutto →

Kodrit Kadir.

Anna Veneruso

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori d’Africa il mare (Ludovico Ariosto, L’Orlando Furioso).

Vuoi fare qualcosa e finisce che ne fai un’altra.
CARAMEL locandina

Quando la cucina non nasce in cucina, ovvero il dolce arabo al caramello. È uno dei tormentoni dei navigatori sul web: cerchi un’informazione e approdi a tutt’altra cosa. Io ho iniziato cercando la ricetta per la ceretta araba al caramello, la tecnica dolce di estirpazione dei peli superflui. Che poi tanto dolce non è, ma almeno è naturale, non irrita la pelle e rispetta l’ambiente. E poi vuoi mettere il fascino di una ceretta – dolorosa come le altre – definita l’oro di Cleopatra? In Medio Oriente (che poi per noi sarebbe “vicino” visto che non siamo inglesi, i primi, e più distanti, a definirlo così) fa parte della quotidianità di tutte le donne, consacrata perfino in un film dalla regista libanese Nadine Labaki: nel racconto della storia di cinque amiche sullo sfondo di una Beirut devastata dalla guerra, il pentolino per scaldare la cera al caramello è sempre sul fuoco e dà il titolo al film, Caramel appunto. Leggi tutto →